Trace.ID, dialogo fra i massimi sistemi (di tracciabilità)
Possiamo parlare di grande successo per la seconda edizione di Trace.ID 2008, l’evento sulla tracciabilità, l’identificazione automatica e l’RFID organizzato da DATACollection, che si è tenuto il 2 aprile a Milano. I registrati complessivi hanno raggiunto quota 491, con un incremento record del 53 per cento rispetto alla prima edizione. Gli operatori e utilizzatori finali presenti all’evento sono stati 370, anche questo dato del 50 per cento più alto rispetto all’anno scorso. Infine, le presenze nelle sale conferenze hanno toccato le 250 unità. Tutti dati che sono stati disponibili in tempo reale, grazie al sistema RFID di rilevazione automatica dei transiti, che peraltro ha costituito un’ottima dimostrazione per i convenuti delle potenzialità di questa tecnologia.
«Soddisfazione è il sostantivo giusto per descrivere la reazione nostra di organizzatori, a cui associo Updating che ha gestito la segreteria organizzativa e la promozione, ma soprattutto quella degli sponsor e visitatori, a giudicare dalla prima analisi dei commenti rilasciati» spiega Ernesto Salvioli, editore di DATACollection. «“Imperdibile” è l’aggettivo che avevamo adottato come pay-off per caratterizzare Trace.ID, e la risposta del mercato dà sostanza alla nostra scelta. Stiamo naturalmente già facendo analisi e sondaggi per capire dove e come migliorare ancora, ma possiamo già però dare appuntamento al 25 marzo 2009 per la prossima edizione di Trace.ID, con l’impegno di renderlo ancora più imperdibile».
All’affollata sala espositiva corrispondeva un convegno suddiviso in sessione plenaria, al mattino, e duplice sessione pomeridiana. La prima, moderata dal prof. Antonio Rizzi, Professore Ordinario di Logistica Industriale e Supply Chain Management - RFID LAB, Università degli Studi di Parma, era dedicata in generale alle tecnologie: ma di fatto non ha proposto al pubblico solo delle indicazioni su quale tecnologia usare – ancorché supportata da testimonianze e case histories - bensì ha mostrato alcuni concetti generali sul perché accostarsi a un sistema di tracciabilità, su come intendere questo concetto e, infine, su come impostare il proprio approccio alla tecnologia in base alle effettive esigenze.
Il primo concetto importante è stato infatti posto proprio dal chairman, Antonio Rizzi, che ha analizzato la differenza fra una tracciabilità intesa come risk management, o come value added traceability. A parte il fatto che la seconda comprende la prima e non viceversa, gli obiettivi della prima sono di un livello, per così dire, minimale, mentre gli obiettivi e le premesse della seconda sono di tutt’altro genere: «Risk management e value added traceability non sono affatto la stessa cosa» ha affermato il prof. Rizzi. «La seconda è profondamente incisiva nella realtà dell'azienda ed esula dalle problematiche della sicurezza per entrare in valutazioni di tipo commerciale. Da notare che la seconda ricomprende perfettamente la prima, mentre non è viceversa: un sistema pensato per il risk management non è in grado di dare alcun vantaggio competitivo. Bisogna chiedersi che cosa si vuole come obiettivo, se uno strumento di aumento della competitività o semplicemente di ottemperanza alla norma generica sulla sicurezza».
Altra finestra estremamente chiarificante sul mondo dell’identificazione automatica, in particolare della RFID, è quella fornita da Ubaldo Montanari, RFID Product Manager di Hi Pro. Il quale parte da una premessa, se si vuole, banale, sul perché dell’AIDC: «una tecnologia che consente di effettuare operazioni in meno tempo, con meno errori e quindi a costi inferiori per l’azienda». A questo punto, sono tante le tecnologie di identificazione disponibili: principalmente codici a barre 1D, codici 2D, tag RFID, e a loro volta questi possono essere passivi, attivi, BAP, come anche a diverse frequenze e con diverse caratteristiche di memoria e riscrivibilità. Viste le aspettative che quest’ultima tecnologie ha generato negli ultimi anni, Montanari sottolinea con decisione: «dobbiamo capire che la RFID è un tool, uno strumento, non un sistema: se compro un trapano non ho per questo costruito la casa!». Una premessa da tenere sempre in considerazione quando ci si accosta a soluzioni di tracciabilità e di identificazione automatica. Quale sia la tecnologia giusta per l’installazione specifica, è una scelta importante che va fatta insieme ai fornitori e integratori del sistema, senza trascurare nessuna possibilità: men che meno quella del barcode, che rimane una tecnologia estremamente valida per la raccolta dei dati senza errori. «Il problema del barcode è che questa tecnologia è un po’ vecchiotta e questo vale soprattutto per il codice a barre bidimensionale, nato vent’anni fa e solo oggi sul punto di conoscere una reale diffusione» chiarisce Montanari. «Per questo, il rischio è quello di prendere queste tecnologie un po’ “sotto gamba”. Ma il barcode è enormemente importante e il 2D ancora di più per la sua maggior capienza, utilissimo per evitare il costante ricorso a un database di informazioni. Attenzione, tutte queste tecnologie meritano di essere valutate e applicate con la massima serietà, in quanto utili come strumenti di datacollection, anche se non hanno quell’appeal irresistibile di una tecnologia nuova come la RFID».
E sembrava confermare proprio questa visione uno dei casi presentati nella mattinata, quello proposto da Giorgio Alberto Marcon, Product Manager Sistemi RFID e Machine Vision di Siemens Automation & Drives in collaborazione con Sauro Rossi, Project Manager di HTSE, sul sistema di identificazione misto (barcode, RFID e Data Matrix) utilizzato in un importante macello italiano per tracciare le carni lungo la linea di produzione, cambiando tecnologia a seconda delle condizioni ambientali e delle specificità del sistema. «Il macello è un molto ambiente critico, soprattutto se si tratta di mettere apparati elettronici ed RFID» spiega Sauro Rossi. «Metallo, fuoco, freddo, umidità circondano i catenali in movimento, ai quali sono appesi gli animali. Per questo è molto importante la progettazione di un sistema che debba garantire la tracciabilità. Per tracciare ogni singolo prodotto in arrivo al macello, si utilizzano diversi tipi di sistemi: marcatura in chiaro, RFID, marcatura bidimensionale con lettura mediante sistemi di visione. All'ingresso del macello i capi vengono identificati; il dato viene trasmesso ai tag applicati ai ganci appesi alla catenaria. Il capo rimane solidale al tag per tutto il percorso. Quando il capo viene tolto dalla catenaria, i dati seguono altri veicoli di identificazione: per esempio, ai prodotti finiti si può applicare un codice bidimensionale, che li segue lungo tutti i processi. Si passa quindi dalla lettura del codice tatuato, all'identificazione mediante RFID, all'identificazione mediante codice 2D».
E così via, in un quadro veramente ampio di approcci tecnologici utili a chi si voglia confrontare concretamente con soluzioni di tracciabilità. Non descriviamo per ragioni di spazio le sessioni pomeridiane, dedicate rispettivamente alla tracciabilità delle persone e alla tracciabilità delle cose, ma per tutti coloro che vogliano avere maggiori informazioni sono disponibili i seguenti siti web:
- www.trace-id.eu, il sito del convegno, dove saranno presto disponibili tutte le presentazioni (previa autorizzazione del relatore);
- www.datacollection.tv, su cui trasmetteremo il videoreportage realizzato nel corso della giornata.
Un grazie a tutti coloro che hanno partecipato e collaborato, e arrivederci a Trace.ID 2009.
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