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IBM: giuste informazioni per decisioni migliori

Avere un maggior numero di dati non si traduce automaticamente in prendere decisioni migliori. Questa è una premessa importante a ciò che è la proposta di IBM sul fronte della raccolta e gestione dei dati, che intende risolvere proprio questa criticità. Secondo Stefano Mino, Infosphere Sales Manager di IBM (che ha appunto introdotto la giornata di convegno dedicata da IBM al tema della tracciabilità e successiva gestione delle informazioni) oggi fra gli aspetti più critici della gestione aziendale, vi è il tempo di realizzazione delle decisioni, decisioni che magari vengono prese in un quarto d'ora e richiedono mesi o anni per essere tradotte in pratica. Altro aspetto critico è la gestione dei costi ripetitivi, che diventano un problema se non affrontati nel modo più razionale. IBM ha deciso di investire su questo fronte: con infrastrutture che aiutano un veloce deployment delle strategie, con una gestione puntuale dei costi ad esse relativi.

 

Negli ultimi anni, IBM ha completato questo fronte di attività, acquisendo i moduli informatici mancanti alla sua offerta (Cognos, per fare un nome, ma non è certo l'unico). L'infrastruttura si compone quindi di tre strati principali: quello del database, quello del datawarehouse (con una gestione sicura dei dati), e quello, più alto, della business intelligence e performance management.

 

Come poi ha spiegato Carlo Nodari, Information Management Solutions Business Developer di IBM, nelle aziende è quasi inevitabile e per certi aspetti naturale avere basi di dati sottese a ciascun singolo ambito di applicazione. Dati, magari, non congruenti. Ma questa situazione ha un impatto molto significativo sull'andamento dell'azienda. I dati infatti, se non sono tempestivi e magari non del tutto accurati, sono una vera fonte di guai. Citando svariate fonti, Nodari sottolinea che il 5% dei dati delle aziende retail, secondo una recente survey, sono errati, e che l'overstock nei magazzini affligge tanto quanto l'out of stock. Le applicazioni che ne fanno uso appaiono come una "ragnatela" o meglio come un groviglio, definito da IBM come "spaghetti architecture". Quali cambiamenti porterebbe invece una soluzione come la Master Data Management di IBM? Un sistema appunto, master, di guida, basato su un sistema di repository, che consente ad utenti di gestire, con logiche collaborative, la gestione dei dati nel tempo. Larga parte ha il concetto di SOA, Service Oriented Architecture. Il processo di integrazione e qualità dei dati, viene assolto attraverso una soluzione che oggi si chiama Information Server, che praticamente porta avanti le soluzioni provenienti dalla Ascential.

Come esempi, porta quello dell'integrazione di un catalogo prodotti, gestito con il sistema di PIM. Questo sistema va a prendere le informazioni da diversi canali. Queste informazioni arrivano al repository dove vanno ad alimentare applicazioni che possono essere di natura diversa (che so, publishing o e-commerce). Le informazioni che ne derivano saranno suddivise nei vari canali che ne fanno uso. Un caso che si può citare è quello di Boulanger, un'azienda di distribuzione elettronica, dove questa automazione è stata proprio applicata per supportare il servizio di e-commerce. Fondamentale è il concetto di repository unico, che tutti guardano, attingendo alle stesse informazioni, coerenti. Altro caso che si può citare è quello di Panasonic, che come noto opera in svariati Paesi. Fra i risultati conseguiti da questa azienda, due settimane in meno di time to market (con relativi aumenti di fatturato), riduzione dei tempi di gestione dell'azienda del 5%-10%, riduzione dei costi esterni del 25% e riduzione degli errori nel data entry dal 5% allo 0,1%.

 

Cecilia Cazzaniga, specialista pre-sales delle soluzioni Master Data Management, ha presentato nel dettaglio la soluzione IBM InfoSphere Master Data Management Server for PIM (Product Information Management). Si tratta di una piattaforma per la gestione di entità generiche, per esempio con la funzione Data Model.

Per farci capire presenta la demo di "Trader Moe's", una sorta di supermercato. L'applicazione è completamente su web; presenta menu specifici per chi deve organizzare i prodotti. I prodotti sono tutti catalogati in cartelle nella colonna di sinistra. Vi sono varie possibilità di accesso, per privilegi, e inoltre, si può sempre tornare ad aggiornamenti precedenti del sistema. A conclusione e in risposta a una domanda dal pubblico, la dottoressa Cazzaniga richiama l'attenzione sull'importanza dell'architettura nel suo complesso, all'interno della quale il sistema appena presentato si colloca come base anagrafica completa e certificata, il giusto fondamento per poi alimentare qualsiasi processo successivo nel modo più corretto e completo.

 

La mattinata è proseguita con la presentazione di un caso esemplificativo di tracciabilità di prodotti e analisi/gestione dei dati che si sono generati dal sistema di raccolta dei dati. Il caso proposto ai presenti è quello della sperimentazione relativa a un sistema RFID per la tracciabilità delle ciliegie, condotto dall'RFID Lab dell'Università di Parma, illustrato dal prof. Roberto Montanari.

 

Che si interrompe, per lasciare spazio al collegamento con il centro ricerche IBM di La Gaude, in Costa Azzurra, che ha presentato un sistema IBM per fornire informazioni di tracciabilità sui prodotti. In particolare si vedrà un processo di contrasto alla contraffazione di bottiglie di vino. Come spiega il relatore, i prodotti che si cercano maggiormente di contraffare sono generalmente alcolici, farmaci, prodotti di lusso e componenti industriali. I danni possibili possono essere di diversa natura: da quelli in termini di sicurezza e salute quando si tratta di farmaci, il cui grado di pericolosità è ovvio, fino ad arrivare ad altri danni perniciosi come quelli relativi ad aspetti finanziari, d'immagine e ritorni pubblicitari e di calo di fiducia da parte dei clienti e consumatori. Per questo riteniamo così importante l'utilizzo di soluzioni di tracciabilità.

 

La soluzione per una tracciabilità completa è basata su EPCIS. Si può cominciare con un tag RFID o con un barcode 2D, la soluzione è "data-capture-agnostic". Dall'oggetto taggato si passerà alla raccolta dei dati relativi, dal reader si passerà alla WebSphere Sensor Event e InfoSphere Traceability Server, che insieme compongono la Sensor Event Platform, la piattaforma che serve per cominciare il datamining sui dati, e per impostare i primi servizi. Tutte le informazioni vengono concentrate su questa piattaforma dove saranno messe insieme per alimentare processi di business successivi.

Nella demo si usa la RFID ma si può benissimo usare un tag 2D; si usano terminali portatili che sono stati forniti ad hoc per la sperimentazione. Questi oggetti servono per scansire le bottiglie di vino, che potranno trovarsi in vari punti terminali della catena, dal supermercato al ristorante.

Si comincia dal sito produttivo del vino, dove si applica il tag: si associa il dato identificativo del tag a quello del prodotto; questa prima informazione va subito dentro all'Event Manager, in quanto primo e fondamentale evento che riguarda il prodotto. Si parte quindi dal processo di commissioning con cui andiamo a serializzare la bottiglia. Le bottiglie attraverseranno tutta la loro brava supply chain. Tralasciando i benefici che si potrebbero ricavare anche nell'ambito di una gestione della supply chain ci concentriamo solo sugli aspetto dell'anticontraffazione. Gli ispettori dotati di terminali potranno accedere alle varie bottiglie là dove esse si trovano, e queste informazioni di nuovo si centralizzano sullo stesso server. La risposta sostanziale si avrà nella congruità del dato, da cui si evince se la bottiglia è contraffatta o autentica. Vediamo che cosa fa l'ispettore. Avvia innanzitutto la sua brava applicazione su PDA, riempiendo vari campi sul terminale. Con un'antenna scansisce le bottiglie dentro alla scatola. Legge solo 5 bottiglie di bordeaux. Nel caso di queste 5 bottiglie buone, vengono fuori tutti i dati già conservati nel server. Quella cattiva invece risponde alla scansione con un numero di chip che il sistema proprio non riconosce, quindi vuol dire che è stata introdotta nella supply chain non legalmente.

Questi dati, se concentrati in questo server, possono poi essere utilizzati per funzioni intelligenti.

Per esempio si possono evidenziare le regioni, i negozi, i contesti insomma in cui si verificano maggiormente casi di contraffazione, quindi mettendo in atto strategie più mirate, in luogo di controlli generici e quindi superficiali.

 

Conclude l'interessante mattinata Brian Cobb, Sensor Solution Business Developement IBM, con una panoramica più ampia sul concetto di IBM di sensing: un atteggiamento aperto sui dati che possono arrivare da qualsiasi tipo di fonte e di interfaccia, che come su una tavolozza, compongono i vari colori di partenza in immagini sempre diverse: processi, situazioni, previsioni, decisioni da prendere. Fra le case histories citate, quella relativa ad AmeriSource, terzo distributore di farmaci negli Usa; quella di Implanet, anch'esso fornitore di materiali agli istituti di cura negli Usa; infine, si parla di Matiq, filiale IT di Nortura, il maggior produttore di carne della Norvegia. Secondo quanto riportato dal relatore è basata su tecnologia IBM la prima soluzione di tracciabilità completa, dalla stalla alla tavola, di carne in Norvegia.

Un consiglio da Mr Cobb: vero che tutti voi siete all'interno di un business sector. Ma guardate ciò che accade anche negli altri, perché ciò che vale per il farma, per esempio può essere utilissimo anche in altri contesti come quello della catena del freddo o dei prodotti freschi. Ma c'è di più. Un concetto come questo, di dati utili subito per prendere decisioni, serve anche ad avere dalla supply chain il massimo del ritorno. Per esempio se so che alle mie fragole restano solo 24 ore di shelf life, posso partire con una promozione speciale che me le fa vendere tutte e non buttare via tutte. Altro esempio è quello del caffè, che non è di per sé un prodotto così deperibile. Ma la sua qualità decresce via via. Se arriva sugli scaffali dopo nove mesi, è un conto. Se arriva dopo quattro mesi, può essere molto molto più buono. Cosa che può tradursi ben facilmente in comunicazione mirata ai consumatori, e un conseguente aumento di vendite.

Nella foto, Carlo Nodari e Cecilia Cazzaniga.

06-07-2010

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